venerdì 16 dicembre 2011

Marco Chiurato + lineabeta

evryday design

IKillForLife

installazione di Marco Chiurato
in collaborazione con Credito Cooperativo
"l'intera vita di una persona in brevi flash"
si, I kill for life, io uccido per la vita: per liberare la sua o la mia?

Domenica 18 Dicembre 2011 ore 11,00 Credito Cooperativo













opera: compressore, plexiglass, legno, zucchero



I KILL FOR LIFE

I kill for life.
Molti di voi si chiederanno il perché
di un titolo apparentemente enigmatico e contradditorio.
Per capire l’opera di Marco Chiurato dobbiamo inizialmente soffermarci sul quadro,
guardarlo, scrutarlo, cercare di dare un senso ad ogni particolare.
Esso si presenta pieno di oggetti, foto, parole, numeri, colori…
Tutto ciò rappresenta l’intera vita di una persona in brevi flash,
la vita di una persona in coma.
Riaffiorano confusi e sparsi nella sua mente i sogni,
le esperienze e i vissuti dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’età adulta,
parole, date e oggetti pregni di significato,
con cui la persona è cresciuta e che l’hanno a loro volta fatta crescere.
Osservando tutta l’opera, si può notare un compressore collegato al quadro:
una macchina dal rumore continuo e, a lungo andare, fastidioso.
Ascoltiamo il rumore della macchina
Il rumore è incessante e monotono e il livello di sopportazione
per chi lo ascolta è arrivato al limite.
Soffermiamoci ora proprio su chi ascolta: i famigliari.
E’ la famiglia ad assistere il malato, ormai bisognoso di tutto,
è la famiglia che lo vede ogni giorno immobile su un letto d’ospedale,
è la famiglia che porta sulle spalle il peso quotidiano di un dolore lancinante,
l’impotenza di non poter far nulla,
l’irreversibilità di una situazione divenuta oramai incontrollabile e ingestibile.
Il primo impulso è quello di precipitarsi ad aprire la valvola del compressore
per cercare di porre fine ad un rumore esasperante e a una situazione ormai incontenibile.
Ma aprendo la valvola del compressore,
collegato al quadro e metaforicamente al cuore e alla vita del malato,
si causerebbe la fuoriuscita di aria che porterebbe alla frantumazione del quadro stesso
e quindi alla fine di una vita.
Si, I kill for life, io uccido per la vita: per liberare la sua o la mia


frame video installazione






venerdì 28 ottobre 2011

ATtentAZIONE di Marco Chiurato + Marco Basile








Location: Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (PD)
Padiglione Italia: Veneto
Villa Contarini, Piazzola sul Brenta - dal 28.10 al 21.11.2011
Tutti i giorni (domeniche e festivi compresi)
dalle ore 10.00 alle ore 16.00

ATtentAZIONE "L’arte è cosa nostra"di Marco Chiurato
con la partecipazione di Marco Basile

L’esposizione “Lo stato dell’arte. il Veneto”, promosso dal padiglione Italia
sta per chiudere i battenti, però non senza sorprese a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta, che ha ospitato numerosi artisti nazionali e internazionali.L’artista ha voluto creare un piccolo attentato creando questo blitz per riportare in questo momento di chiusura attenzione non solo al suo lavoro ma anche un dialogo con Venezia. Infatti, se si osserva con dovizia di particolari ogni singola opera, si può notare che un video è stato sostituito: si tratta della video-performance di Marco Chiurato. La sottrazione del video “Invidia”, diventato a sua volta oggetto di invidia, ha determinato una situazione di estrema tensione e pericolo, che ha messo con le spalle al muro un’importante istituzione come l’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. La riconsegna del video, che avverrà solo nel momento in cui l’Istituzione libererà tutti gli artisti, sottolinea l’importanza del video stesso come prezioso oggetto di scambio, senza alcuna condizione aggiuntiva. La richiesta suona intimidatoria e perentoria, ma soprattutto non lascia spazio ad alternative, vista la fine disastrosa del Padiglione Italia.



mercoledì 26 ottobre 2011

sabato 22 ottobre 2011

convegno: ARTE, CULTURA, IMPRESA

Castello Inferiore di Marostica, venerdì 21-10-2011 ore 20,00
introduzione di Monica smiderle
relatori: Marco Chiurato (artista), Renato Meneghetti (artista), Ivano Costenaro(imprenditore), Maria Teresa Costa(assessore alla cultura), Gianni Scettro(Sindaco di Marostica), Giulio Martini(Editore), Francesco Bernardi(presidente associazione industriali Bassano), Martino Bonotto(Assessore alla Cultura della provincia), Marco Barucco, Stefano Cavalli(direttore generale Unipol Banca)

il sindaco Scettro e l’assessore Costa come rappresentanti dell’Ente comunale, hanno ribadito l’impegno delle amministrazioni locali nel sostenere i progetti culturali di valore pur in questo momento molto critico per il settore pubblico; Francesco Bernardi presidente di Confindustria Bassano e i rappresentanti dei gruppi Unipol hanno messo in evidenza il ruolo importante e le prospettive produttive per le aziende dell’investimento in cultura, nei loro interventi per esemplificare gli imprenditori hanno posto l’accento sulle formule concrete e riuscite del sodalizio tra il pubblico e il privato; Giulio Martini ha presentato il progetto editoriale di AreaArte, un’iniziativa che lavora in questa direzione e che intende contribuire a creare una sinergia tra artisti, imprese, fondazioni.
Gli artisti Renato Meneghetti e Marco Chiurato – quest’ultimo con una performance provocatoria, un intervento volontariamente ammutolito, senza parole – si sono invece assunti il compito di mettere in evidenza il percorso ad ostacoli che incontrano gli artisti non affermati nel rendere “pubblica” la loro opera, ricordando così che spesso ci si muove in un mercato dell’arte di quelli che si svolgono al chiuso e telati dall’ipocrisia e dalle marchette.

martedì 4 ottobre 2011

GIORNATA DEL CONTEMPORANEO - sabato 8 ottobre 2011 "Lo stato dell'arte" - Padiglione Italia, Veneto








Villa Contarini, Piazzola sul Brenta (PD)
Marco Chiurato presente con
"MARCO CHIURATO INVIDIA PALAFITTE"

in occasione della settima edizione della Giornata del Contemporaneo promossa in tutto il Paese dall'Associazione musei d'arte contemporanea d'Italia (AMACI), e che si svolge sabato 8 ottobre, l'esposizione realizzata dal Padiglione Italia in Veneto nell'ambito della Biennale d'arte, sarà aperta al pubblico gratuitamente dalle ore 9,30 alle 18,30.

Settima edizione della

Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI

L’associazione dei musei di arte contemporanea d’Italia (AMACI) promuove dal 2005 un evento che coinvolge istituti culturali, centri storici e monumentali che ospitano collezioni, permanenti e temporanee, di arte contemporanea: si tratta della Giornata del Contemporaneo che si celebra abitualmente nel mese di ottobre.L’edizione di quest’anno, la settima, si propone di incentivare lo sviluppo del tessuto culturale territoriale. L’obiettivo è quello di offrire un’opportunità di fruizione gratuita al grande pubblico in ogni angolo del Paese per presentare artisti e nuove idee attraverso mostre, laboratori, eventi e conferenze.Trattandosi di un’iniziativa particolarmente prestigiosa e coinvolgente più sedi a livello nazionale, la Regione del Veneto ha ritenuto opportuno aderire alla manifestazione proponendo l’ingresso gratuito alla visita dell’esposizione allestita nella proprietà di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (inaugurata il 21 giugno e aperta fino al 21 novembre) e dedicata a presentare lo stato dell’arte della creatività dell’arte veneta nell’ambito dell’iniziativa ideata da Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia per la 54^ esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia e alla cui organizzazione ha partecipato la Regione medesima.La Giornata del Contemporaneo gode del sostegno della Direzione generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e l’arte contemporanee del summenzionato ministero, oltre che essere sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ed è patrocinata dalla rappresentanza in Italia della Commissione Europea, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’Unione delle Province Italiane e dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.L’occasione dell’adesione regionale alla settima edizione della Giornata del Contemporaneo consentirà, dunque, di accedere gratuitamente all’area della villa dove è allestita l’esposizione delle opere degli artisti che sono stati selezionati per presenziare alla sezione veneta del Padiglione Italia e offrire una panoramica della vivace creatività veneta contemporanea nei settori della Pittura, Scultura, Ceramica, Fotografia, Grafica, Design e Video-arte:

giovedì 22 settembre 2011

SIT!

Earth Soul, Smileagain, Fondazione Zoè presentano
SIT! concept Marco Chiurato







convegno opening 22 settembre 2011 ore 20,30 presso chiesetta S. Marco di Marostica
installazione “SIT!” opening 22 settembre 2011 dopo il convegno presso Castello Inferiore di Marostica
mostra dal 22 al 28 settembre 2011presso Castello Inferiore di Marostica orario: 17,30 / 23,00
domenica 25 settembre 2011 aperto 9,00-12,00 / 15,00-23,00

SIT!
Questo è il nome dell’evento che si svolgerà a Marostica, nella suggestiva cornice del Castello Inferiore e che racconterà la drammatica condizione di tante donne vittime di una terribile forma di violenza: l’acidificazione. In alcune zone dell’Asia Centrale, infatti,e' vergognosa abitudine maschile gettare improvvisamente acidi corrosivi e devastanti sul volto di giovani donne, spesso bambine, che rifiutano di fidanzarsi o sposarsi con il pretendente, o magari perché la loro dote non e' considerata sufficiente dalla famiglia del marito, per gelosia, invidia o cattiveria. L’acido raggiunge gli occhi, le labbra, il volto e scende nel torace. Vengono trasportate all'ospedale, dove a volte muoiono senza cure ma, quando sopravvivono, devono affrontare la tragedia: dolore fisico insopportabile e un indescrivibile dolore psicologico. Molte restano cieche, altre non riescono più a parlare o a deglutire. Faticano a respirare e non sono possibili i movimenti del capo a causa delle cicatrici.
L’evento si svolgerà in due parti, entrambe fondamentali per conoscere questo problema e per immedesimarsi nella condizione delle donne acidificate. Durante la serata inaugurale si svolgerà un convegno/dibattito presso la chiesetta San Marco di Marostica, dove alcuni esperti parleranno della tematica delle donne acidificate. Interverranno:
Dott. Giuseppe Losasso, medico chirurgo plastico,
presidente dell’Associazione Smile Again – Udine
Dott.ssa Francesca Scomparin, psicologa,
membro dell’Associazione Psicologi Marosticensi e di Earth Soul
(persona che parlerà dei diritti umani)
Moderatore: Roberto Rossi, poeta e pittore,
presidente dell’Associazione Earth Soul – Vicenza
La serata proseguirà poi al Castello Inferiore, dove Marco Chiurato darà vita alla sua performance/installazione.La mostra resterà aperta dal 22 al 28 settembre 2011 con orario 17,30-23,00, domenica 25 settembre con orario 9,00-12,00/15,00-18,00.
Sarà possibile inoltre acquistare il catalogo e due libri che parlano della tematica. Il ricavato dei cataloghi e dei libri sarà interamente devoluto all’Associazione Smileagain a favore dei progetti per le donne acidificate.

"L'organizzazione non è responsabile delle azioni dei visitatori durante la mostra"
"Ogni visitatore è invitato a prendersi le proprie responsabilità una volta entrato in mostra"












Scritto lapidario

"La violenza è un metodo di lotta inferiore, brutale, illusorio soprattutto, figlio di debolezza, fonte di debolezza, malgrado, anzi, in ragione dei suoi effimeri trionfi." F. Turati

Pretese di superiorità che portano da tempi immemori ad assumere il potere di giudici.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Violenza, tradizione, consuetudine da sradicare.
Occhio per occhio dente per dente, lex talionis, vendetta, catene. Farsi violenza e indietreggiare di fronte al potere/privilegio.La violenza più violenta è la non violenza. Abuso.Sedersi e riflettere. Vittima e carnefice. Intercambiabilità.Un alienogeno che rende comune un oggetto. Come quando si va alla Posta. L'uso della penna concesso a chiunque. Tutti in luoghi comuni, tutti potenziali firmatari.Pallottole di violenza inespressa. La vittima, il carnefice. E viceversa.

Lapidary writing work

“The violence is an inferior, brutal and mainly illusory fighting method, creature of weakness, source of weakness, in spite, rather, in reason of its ephemeral triumphs.” F. Turati

Pretensions of superiority leading up to assume the power of judges since times.Let him who is without sin be the first to throw a stone. Violence, tradition, custom to eradicate.An eye for an eye, a tooth for a tooth, lex talionis, revenge, chains. Come to grief and shrink from power/privilege. The most violent violence is the nonviolence. Abuse.Sit down and think. Victim and tormentor. Interchangeability.An alienogeno making an object common. Like when you go to the Post Office. The use of pen is given to anyone. Anybody in common places, anybody are potential subscribers.Bullets of unexpressed violence. The victim, the tormentor. And vice versa.

Paola Margonari

SMILEAGAIN F.V.G. – LA STORIA
Il tutto nacque dalla lettura di un articolo su un quotidiano nazionale che parlava di barbare usanze dell’Asia centrale(Bangladesh, Pakistan, Afganistan, parte dell’India).Si trattava di giovani fanciulle che venivano punite con il lancio di acidi sul volto, dagli uomini , che si ritenevano feriti nell’orgoglio e nell’onore per il rifiuto di un matrimonio combinato, di un corteggiamento o per una dote ritenuta insufficiente.La punizione scattava immediata e violenta, senza che nulla potesse fermarla, e il più delle volte anche i parenti dell’offeso partecipavano alla mattanza.La povera vittima, ignara di quello che le stava per accadere, non poteva che subire impotente la violenza , perché nessuno l’avrebbe difesa.Come si fa a rimanere indifferenti a tale barbarie? Fu così che dopo la lettura di quell’articolo che terminava con un accorata richiesta di aiuto da parte di quelle sventurate, decidemmo di organizzarci per rispondere a quel richiamo. Nacque così Smileagain, l’associazione che si occupa di quelle fanciulle cercando di ridare loro, come dice il nome stesso, il sorriso……….. e per sorriso non si intende solo quello funzionale ed estetico,ma soprattutto quello interiore che nasce dalla consapevolezza di esistere e di poter contare ancora nella vita, di avere intorno a se chi ci vuole bene e vuole aiutarci a ridisegnare un possibile futuro.Questa è la finalità principe dell’associazione, operare le fanciulle per ridare loro un volto accettabile , e fare in modo che superino il terribile trauma causato dalla violenza con l’aiuto di specialisti ( psichiatri e psicologi) e di tutti noi, che in qualche modo diventiamo per loro il punto di partenza per una nuova vita.Le prime due fanciulle le abbiamo operate a Udine, Mappara e Nasreen, giunte in Italia dopo aver ottenuto tutti i permessi necessari, e soprattutto la disponibilità del Direttore Generale dell’Ospedale di Udine e della Regione FVG, per quanto concerne le strutture ed il personale sanitario da un lato e le risorse economiche dall’altro. Delle due Mappara si fermò poco grazie al fatto che non avendo importanti problemi ricostruttivi potemmo risolverli con pochi interventi. Nasreen invece si fermò ben tre anni , venne sottoposta a 18 interventi, e nei periodi di convalescenza fu accolta , essendo lei non vedente a causa dell’acidificazione,presso una casa famiglia messa a disposizione con grande sensibilità dall’Unione Cechi di Udine.L’esperienza con Nasreen ci fece capire quali e quante erano le difficoltà da affrontare per poter accogliere adeguatamente le ragazze garantendo loro la sufficiente privacy,confort e tutto ciò di cui abbisognavano così lontano da casa e con tante differenza culturali, di religione ecc.Decidemmo quindi che era meglio recarci noi chirurghi in Pakistan per evitare alle ragazze un ulteriore disagio ed anche per facilitarci nella gestione delle stesse.Ci fu presentata in Pakistan una Signora ,certa Masarrat Misbat, che subito dimostrò grande affinità ideologica nel nostro progetto, ed essendo lei un’imprenditrice proprietaria di numerosi centri esteti nel suo paese, pensò di metterli a nostra disposizione per raccogliere le fanciulle con problemi di acidificazione e permetterci così di visitarle e preparale agli interventi a cui dovevano sottoporsi.Capite che grande fortuna fu questa che ci permise non solo di avere degli “ambulatori” per visitare le ragazze , ma soprattutto un contatto diretto con quel paese attraverso abitanti del posto cosa che si dimostrò fondamentale per tutto quello che facemmo in seguito.Ci aiutarono infatti a trovare una sede dove poter operare, dopo alcuni sondaggi ci stabilimmo infatti al Fatima Hospital di Lahore, Fino ad ora abbiamo operato 80 persone, di queste non tutte erano acidificate anche perché trovandoci lì non ci siamo rifiutati di operare persone che avevano ugualmente bisogno di cure pur non avendo un passato di acidificazione, come bambini o anziani con esiti cicatriziali da ustioni di origine domestica, cosa molto frequente in Pakistan. Altro scopo che si prefigge la nostra Associazione è la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul problema, cioè facciamo in modo che giornali e tv locali, parlino di noi e del perché ci rechiamo in Pakistan.Abbiamo incontrato molti esponenti del Governo locale, Ministri ed altri rappresentanti delle Istituzioni per ottenere da loro sia l’appoggio per il nostro progetto ma anche l’assicurazione che qualcosa si farà per eliminare questa piaga sociale. Possiamo essere soddisfatti perché abbiamo avuto molti consensi e la situazione sta pian piano cambiando.Termino elencando i nostri più recenti progetti: abbiamo realizzato dei Master per infermieri e Medici in parte già ultimati presso l’Azienda Universitaria-Ospedaliera di Udine, una video-conferenza che ci permetterà di comunicare in diretta con gli amici Pakistani per svolgere lezioni da parte dei Docenti o tra sale operatorie per poter seguire in diretta gli interventi chirurgici con la possibilità di chiedere consigli o avere delucidazioni.Un progetto comunque ci è molto a cuore, senza alcun dubbio imponente sia per quel che concerne l’impegno economico che temporale, ma sicuramente importante per lasciare un segno indelebile del nostro impegno e solidarietà ed è la costruzione di una Clinica in Pakistan per la cura della malattia ustione in tutti in suoi aspetti dalla fase acuta agli esiti e per la quale è stato già donato il terreno da un ricco mecenate Pakistano.Oggi possiamo affermare che questa clinica-ospedale si costruirà grazie anche ad alcune felici coincidenze che lo renderanno possibile.Un vecchio debito del Governo Pakistano verso l’Italia , è stato annullato dal nostro Governo a patto che quei soldi vengano utilizzati per la costruzione di opera pubbliche, infrastrutture ed altro di essenziale per il paese. Oltre a ciò una parte di quei soldi, verrà messa a disposizione di progetti elaborati e presentati da Onlus operanti sul territorio, con finalità umanitarie.Il nostro progetto è stato quindi inserito tra quelli delle varie Onlus, e con nostra grande soddisfazione è stato approvato e sarà una dei primi cinque ad essere realizzato.A ottobre ci recheremo in Pakistan per la posa della prima pietra dell’Ospedale e saremo accompagnati da una delegazione costituita da rappresentanti politici ed economici della nostra regione, con lo scopo di aprire un tavolo di trattative anche di tipo economico oltre che umanitario, per ciò che sembra diventare l’inizio di una proficua collaborazione tra Italia e Pakistan.

SMILEAGAIN F.V.G.Il presidente Dott. Giuseppe Losasso

SMILEAGAIN F.V.G. – THE STORY
It all began with an article from a national newspaper regarding a barbarous custom in central Asia (Bangladesh, Pakistan, Afghanistan, part of India) ─ the custom of punishing young women by throwing acid on their face. A custom adopted by some men when they believe their pride or honour has been wounded by the rejection of a marriage arrangement, a courtship or a dowry considered insufficient.The punishment is executed immediately and violently, nothing can prevent it, and quite often relatives of the offended party participate in the contemptible act.The poor victim, caught unawares and with no one willing to come to her defence, has no escape. How can one remain indifferent to such barbarism? After reading the article which ended with the desperate appeal for help from these unfortunate women, we decided to respond to that call for help. As a result SmileAgain was born, the association which cares about these young women and makes an effort to bring back, as the name itself says, their smile… Not just a functional and esthetical smile, but more importantly an inner smile, born from the awareness that you are alive and can still believe in life, that there are people near who care and want to help you create a brighter future.The association’s main purposes are ─ to operate on the women reconstructing acceptable facial features and to help them overcome the terrible trauma caused by this form of violence with the assistance of specialists (psychiatrists and psychologists) and all of us, who somehow for them become a new starting point of a new life.We operated on the first two young women, Mappara and Nasreen, in Udine. They arrived in Italy after having obtained all the necessary authorizations, but above all support from the General Director of the Udine Hospital and the Regional Government FVG, the former regarding the hospital structure and medical personnel and the latter economic resources.Fortunately, we were able to resolve Mappara’s reconstructive problems after a few operations; therefore she remained for a short period. Nasreen, instead, remained for a full three years, undergoing 18 operations. Since she had become blind from the acid-burn, the Association for the Blind of Udine was eager to help and during her periods of convalescence they arranged for her to stay with a family.
Our experience with Nasreen helped us understand the difficulties we had to solve in order to adequately receive these women ─ how to guarantee sufficient privacy, provide comfortable accommodations and meet the needs of young women so far from home and with so many cultural and religious differences.Therefore, we decided it would be better if we surgeons went to Pakistan in order to avoid further hardships on the girls and also to facilitate the management of follow up therapy.In Pakistan we were introduced to a lady named Massarat Misbat, who immediately demonstrated an ideological affinity for our project. Since she was the proprietor of a well-known beauty salon chain in her country, she placed them at our disposal so we could have a locality to receive the acid-burn victims, thereby allowing us to visit and prepare them for surgery.We felt incredibly lucky not only to have a “doctor’s office” to visit the women, but above all direct contact with the inhabitants of the country, an opportunity which later proved fundamental for all we were able to accomplish subsequently.It was a starting point which enabled us to find a place to operate. After some searching we established ourselves at Fatima Hospital of Lahore, To date we have operated on 80 persons, though not all had acid burn injuries. In the position in which we found ourselves we did not turn away persons who, though not injured from acid, nevertheless needed treatment, such as children or the elderly with scars from domestic burns, very common in Pakistan.Another one of our association’s aim is to awaken public opinion to the problem, to reach that goal we have used the media to help spread the word about whom we are and why we go to Pakistan.We have met with many local government officials, ministers and other institutional representatives in order to gain support for our project, but also to assure that something will be done to eliminate this social evil.We can be satisfied with the results of our efforts ─ we have attained widespread approval and a little at a time the situation is changing.I would like to close mentioning our latest projects: we have initiated Master programmes for nurses and doctors ─ partially finalized with the University Teaching Hospital of Udine, and a video-conferencing system which will allow our professors to hold lessons electronically with our Pakistan friends or follow surgeries executed in operating theatres with the possibility of providing consultation or explanations. Another project which is closest to our heart ─ monumental both for the economical and temporal commitment required but in particular for the indelible sign it will leave of our commitment and solidarity ─ is the construction of a Clinic in Pakistan. A Clinic with a burn unit for the treatment of minor, moderate and critical burn injuries, treating patients from the initial acute phase to their complete recovery. A rich Pakistan patron has already donated the land upon which the Clinic will rise. Today we can confirm that this clinic-hospital will be built thanks also to certain happy coincidences making it possible.The Italian government has agreed to cancel a debt the Pakistan government has had with Italy for some time ─ on the condition that the money be used for public works, infrastructures and other facilities essential to the country. Moreover, that a part of the money be made available for humanitarian programmes presented by Onlus, a non-profit organization functioning in the country.Furthermore, to our great joy, not only has our project been approved by Onlus, but it has been placed among the first 5 projects to be realized.In October, we will be in Pakistan to participate at the ceremony of the placement of the cornerstone of the new hospital. A delegation of political and economical representatives from our region will also be present with the hope that this humanitarian accomplishment will lead to other favourable enterprises. Perhaps it will be another cornerstone ─ one in the foundation of an auspicious collaboration between Italy and Pakistan.

Dott.ssa Francesca Scomparin

Naseera, Shamim, Sabra, Fakhra…
Nomi di donne comuni che apparentemente possono non dire nulla fino a quando non ci si immerge nella loro storia, nella loro infanzia, nella loro giovinezza, nella loro identità, celata tanto gelosamente dietro il burqah e l’hijab. Identità: ieri una certezza, oggi un’incognita, a causa di un “no” di troppo, di una ribellione, della voglia di affermazione ed emancipazione come donne, ma soprattutto come esseri umani. Ora sono costrette a restare in casa, a nascondersi, a non contare sull’aiuto di nessuno, perché nessuno si sognerebbe mai di offrire il proprio aiuto a una “nuova lebbrosa”, una donna che ha osato alzare la testa e guardare negli occhi colui che ha cancellato per sempre il suo volto, la sua identità e la sua bellezza. Una donna che ha osato tentare di sovvertire un sistema di regole e valori che, da generazioni, sono le colonne portanti della struttura mentale di un popolo. Una donna che ha osato desiderare un futuro migliore per sé e i suoi figli, sottraendosi a una vita di privazioni e violenze e cercando di conquistare la libertà. Ci ha provato Naseera, rifiutando la proposta di matrimonio di un uomo di cui non era innamorata e che le ha gettato l’acido nel sonno.Ci ha provato Shamim, ignorando le avances di quattro ragazzi da cui è stata violentata e deturpata. Ci ha provato Sabra, andando a far visita alla sua famiglia, ignorando l’ordine del marito di restare in casa e punita poi con il kerosene.Ci ha provato Fakhra, tentando di fuggire dal marito violento e geloso, che invece ha pensato di vendicarsi in modo tale che nessuno potesse più guardarla.La solitudine. Questo è il sentimento con cui devono convivere ogni giorno queste donne, rese ripugnanti, inguardabili, inavvicinabili, una feccia della società.
Molte si lasciano andare, molte non ce la fanno a sopportare il dolore, che impedisce loro di parlare, di mangiare, di aprire gli occhi, di alzare la testa. Soprattutto non resistono alla vergogna, al senso di colpa, all’abbandono.Ma né Naseera, né Shamim, né Sabra, né Fakhra hanno permesso che tutto ciò prendesse il sopravvento: hanno alzato la testa nonostante i dolori atroci, hanno sfidato ancora una volta quel sistema che le vede ancora come cose da buttare, hanno richiamato a sé tutte le forze di cui disponevano, le hanno raddoppiate, triplicate… e hanno reagito.Oggi la loro vita non è come la immaginavano nei loro sogni di bambine, ma sono vive, portano con dignità le proprie cicatrici, perseguono con orgoglio e incredibile forza d’animo le proprie cause e i propri obiettivi, perché essere donna vuol dire anche questo: lottare per restare vive, per avere giustizia, per sperare che, da qualche parte, ci sia una mano gentile che accarezzi il loro volto e che ricordi loro che possono continuare a sperare.


Naseera, Shamim, Sabra, Fakhra…
Names of common women that apparently don’t say anything until we bone up on their story, their childhood, their teenage, their identity, enshrined behind the burqah and the hijab.Identity: yesterday a certainty, today an unknown, because of a “no” once too often, a revolt, a desire for affirmation and emancipation as women, but most of all as human being.Now they are forced to stay at home, to hide themselves and don’t hope for anyone’s help because nobody would give help to a “new leprous one”, a woman who dared to raise her head and look in the eye the one who destroyed forever her face, her identity and her beauty. A woman who dared to subvert a system of beliefs and values that, long since, are the centerpiece of the mental structure of a people. A woman who dared to desire a better future for herself and her children, escaping from a life full of deprivations and abuses and trying to gain the freedom.
Naseera tried to do it, refusing the marriage proposal by a man who wasn’t loved by her and he threw her the acid while she was sleeping.Shamim tried to do it, ignoring the advances by four boys and they raped and disfigured her.Sabra tried to do it, going to visit her family, ignoring her husband’s order to stay at home and he punished her with the kerosene.Fakhra tried to do it, escaping from her jealous and violent husband who got back at her so nobody will wish her.The loneliness. This is the feeling that these women have to coexist, now they are repulsive, no watchable, unapproachable, a scrum of the society.Many ones let themselves go, many ones can’t bear the pain that prevents them from speaking, eating, opening their eyes, raising their head. Most of all, they can’t bear the shame, the sense of guilt, the neglect.
But either Naseera, or Shamim, or Sabra, or Fakhra allow all that to get the upper hand: they have raised their head despite the agonizing pains, they have challenged again the system that sees them as something to throw away, they have recalled all their forces and have duplicated, tripled them… and they have reacted.Today their life isn’t as they imagined in their children dreams, but they are in life, they wear their scars with dignity, they proudly pursue with incredible willpower their causes and goals, because to be woman you also have to fight for living, for getting justice, for hoping that, somewhere, there is a gentle hand that caresses their faces and reminds them they can continue to hope.
Dott.ssa Francesca Scomparin Psicologa, membro di A.P.M. e Earth Soul


RINFRESCO

Per il rinfresco inaugurale, sono stati scelti due tavoli, uno per gli uomini, l’altro per le donne. Nel primo i visitatori saranno serviti, nel secondo no. Con ciò abbiamo voluto ricreare l’enorme differenza di genere presente nelle società in cui si pratica l’acidificazione.

On the occasion of the buffet, we chose two tables, one for men, one for women. In the first one the guests will be served, in the second one they won’t be served. With this, we recreated the oversized gender difference presents in collectivities where they make the acidification.

CIOCCOLATINI SENZA VOLTO DI CIOCCOLATO

Lacrime d’afflizione
squarciano il volto,
scolpito di tracce ormai perpetue.
Anima lacerata, prigioniera e divisa.
Estranee sembianze, celate senza indugio,
mentre il fuoco, violento e inatteso,
devasta i giovani petali
di tremule rose ancora in boccio.

Francesca Scomparin


Tears of sorrow
rend the face,
engraved by permanent traces.
Divided, imprisoned and rived soul.
Strange aspects, delay hidden,
while a violent and unexpected fire
burns young petals
of tremulous flowering roses.

Francesca Scomparin