giovedì 7 giugno 2012

"ORA"

ORA di marco chiurato

Cari amici, voglio salutarvi per l’ultima volta prima di cambiare vita, sicuramente migliore.
Una decisione che da tempo continuo a rimandare,
ma questa volta ho capito che la strada giusta è questa.
Sono convinto, stanco del male, stanco di tutto, stanco di dormire poco
Ciao a presto
marco

presso cleto munari via a. gen. chinotto 3 vicenza
opening 21 giugno 2012 ore 19,00 
28 giugno 2012 - 28 luglio 2012
Orari, da lunedì a venerdì
10-12,30
15-18,30
sabato su appuntamento 0444323318
catalogo in mostra




























Non ha la mostra di Marco Chiurato finalità esaustive;
troppo intensa è l’energia creativa dell’artista.
Piuttosto essa è diretta ad esprimere uno degli ultimi momenti del suo effervescente lavoro dal ritmo sempre innovativo.
Inoltre la mostra acquista un valore aggiuntivo per il richiamo dello spazio espositivo,
arricchito dalle collezioni di risonanza internazionale dello Studio Atelier Cleto Munari.
I nuovi lavori di Chiurato vivono di libertà e di intenti sottesi a smuovere lo stato
contemplativo dello spettatore per condurlo ad essere protagonista di un’azione.
Sono così mirati da vivere per sensibilità profonda e non accademica,
tale da trarre uno slancio,
che rende difficoltoso il pensiero di assegnare all’artista l’identità di scultore,
per il linguaggio che si rinnova nei materiali e nelle tecniche -terracotta,
solidissimo zucchero-, oppure di inserirlo nel filone della video-arte e delle installazioni.
Sono tutte opere emozionanti collegate al senso della vita,
tese nei diversi progetti verso un significato avvertibile,
che inizialmente può sfuggire al momento dell’ incontro.
Ed ecco l’idea nelle installazioni di un’integrazione costante fra arte e realtà in “SuiciDIO”,
la maglia di corda da scomporre fino ad arrivare alla scoperta finale del cappio;
oppure “I kill for life”, che richiama, fra memorie infantili ed esperienza del dolore,
all’angoscia di una scelta, che diventa esplosiva nel dare una “morte dolce”
al malato terminale unito alla vita da uno stimolo meccanico;
ed incontriamo “Fratelli e sorelle”, l’alberino dalle foglie al vento,
che per l’azione di un aggressivo motore, si rivolta contro chi lo spegne.
Come del resto l’opera in terracotta “Assolto”
incorpora in un cubo la fragilità della vita di un feto da scoprire.
E al seguito di queste opere, ancor più cruciale appare il video,
che mostra la condizione degli Ebrei e la violenza spietata dei campi di sterminio,
così da non rimuovere nell’attualità,
attraverso l’arte, la memoria e il formarsi di una coscienza sul passato.
Maria Lucia Ferraguti Vicenza, estate 2012


alcune opere esposte.









 



Fratelli e sorelle
La crescita e l’evoluzione di una pianta sono determinati da diversi fattori:
il luogo in cui si trova, le condizioni atmosferiche, l’intervento dell’uomo…
Ogni pianta ha la sua storia.
Proprio come per le piante, la crescita di ognuno di noi è condizionata
sia da fattori genetici, propri di ciascuno, ma soprattutto da fattori ambientali,
dal contesto sociale, che può influenzare la crescita in modo positivo o negativo.
E proprio le condizioni sociali sono rappresentate dalle lame che circondano il tronco:
la pianta quindi sarà costretta a crescere dritta, per non essere ferita
Spesso ognuno di noi
adotta comportamenti poco spontanei per paura del giudizio sociale.
La vera forza sta nell’elusione delle convenzioni per non tradire il proprio essere
e quindi in una crescita armonica, nonostante qualche cicatrice…















addio
Il legame madre-figlio è unico e tra tutti il più affascinante. Quando nasce un bambino, nasce anche una madre e quindi una nuova relazione, iniziata nove mesi prima.
Il feto e la madre danzano all’unisono per mesi,
respirano, mangiano, dormono insieme, vivono le stesse emozioni…
Però il feto nel grembo materno presenta le gambe da adulto:
egli racchiude in sé tutte le potenzialità per essere autonomo,
ma spesso a causa di questo legame, tra i più forti,
vi è una sorta di difficoltà da parte di entrambi a staccare quel cordone
che li ha uniti per mesi e che li ha resi cosa sola.




S.C.E.L.T.A.
La croce è ricoperta da tante mani, quasi a voler proteggere Chi vi è stato crocifisso.
Ma è davvero così? Oppure vogliono nascondere Qualcuno che in realtà non c’è?
Le uniche cose che restano scoperte sono un codice a barre e i tre fori per appenderla, come se si dovesse ricrocifiggere.
Le mani assumono quindi una duplice funzione e un duplice significato. A te la scelta…














suiciDIO
Una persona può decidere di porre fine alla propria vita,
in questo caso tramite impiccagione
La maglietta è stata cucita dalla madre dell’artista e immortalata dal fratello,
quindi complici dell’azione.
anche se la persona se n’è ormai andata,
i famigliari restano e devono fare i conti con una realtà nuova,
con un bagaglio di domande a cui ormai è impossibile trovare risposta.
La ricerca di un “perché” è l’ostacolo più difficoltoso da superare: si inizia a ripercorrere la vita del proprio caro,
ad analizzare il proprio rapporto con lui e a chiedersi se si è stati causa del suo gesto. Nell’immaginario del famigliare ricorre quindi un dubbio: è stata anche colpa mia?
Ho commesso qualche errore? Ho detto una parola di troppo?
Potevo fare qualcosa per evitare ciò?
La maglietta diventa quindi spunto di riflessione sui sentimenti e sull’elaborazione del lutto di chi deve, volente o nolente, proseguire il proprio cammino.











assolto
Un cubo di terra grezza, apparentemente privo di significato,
nasconde in realtà qualcosa di prezioso ed estremamente fragile: una vita umana.
Il suo interno, infatti, nasconde un feto rannicchiato,
come se si trovasse nel grembo materno.
L’unico modo per vederlo è scolpire il cubo, togliendo la terra che lo imprigiona.
Ma proprio questa operazione, se svolta senza la dovuta cautela,
determinerebbe un danno al feto, che si potrebbe rompere ancor prima di vedere la luce.
L’infanzia violata, non solo fisica ma anche psicologica, inferta di proposito o meno,
risulta essere un fenomeno terribilmente rilevante, arrivando a ferire,
in molti casi in modo irreversibile, l’essenza stessa del bambino,
incapace di alzare una difesa, ma non di chiedere aiuto.
Semplicemente tendendo la mano.



sabato 12 maggio 2012

ORIGIN





















di Polly Armstrong

Il mondo è pieno di gente che fa cose sorprendenti e stimolanti.. ogni numero evidenzierà 6 persone che sono gli agitatori e trascinatori del nostro pianeta..rendendo il mondo un posto migliore attraverso la loro straordinarietà. Dagli artisti, ai musicisti, agli umanitari a vere e proprie leggende.

Marco è un vero artista. Uno dei pasticceri italiani più rinomati e premiati, ed è anche uno degli artisti piu’ controversi e infamati. Attraverso mezzi di sculture, video e installazione, l’attenzione di Marco è sempre sulla coscienza sociale , dalle sculture di 100 bambini africani ( raccolta fondi per la carestia nel Corno d’Africa) alle sculture fatte di vita , fermento crescente (sensibilizzazione che la radiazione nucleare continua a crescere) al suo libro e progetto video SIT! ( realizzato con donne pakistane sfigurate dall’acido gettato dai pretendenti respinti).
Con il suo video INUMANO , Marco ha affrontato la tragedia dell’olocausto e il difficile tema del razzismo e della xenofobia.
L’attenzione artistica di Marco è iniziata con i sensi, ma ben presto ha sentito il bisogno di esplorare spontaneamente e impulsivamente le parti nascoste dell’animo umano, così nel 2007 organizza Sexhibitionism, una mostra di parti intime in forma di opere d’arte.
Marco spiega: “ Il sesso e i genitali sono qualcosa d’importante: rappresentano le nostre parti nascoste , sono come i nostri sentimenti”.



mercoledì 9 maggio 2012

SIT!

SIT! di Marco Chiurato
ASOLO "PALAZZO PRETORIO" opening 12 maggio 2012 ore 18,00

13 maggio - 24 giugno 2012       venerdì-sabato-domenica 11,00 - 19,00







Evento che si svolgerà ad ASOLO e che racconterà la drammatica condizione di tante donne vittime di una terribile forma di violenza: l’acidificazione. In alcune zone dell’Asia Centrale, infatti,e' vergognosa abitudine maschile gettare improvvisamente acidi corrosivi e devastanti sul volto di giovani donne, spesso bambine, che rifiutano di fidanzarsi o sposarsi con il pretendente, o magari perché la loro dote non e' considerata sufficiente dalla famiglia del marito, per gelosia, invidia o cattiveria. L’acido raggiunge gli occhi, le labbra, il volto e scende nel torace. Vengono trasportate all'ospedale, dove a volte muoiono senza cure ma, quando sopravvivono, devono affrontare la tragedia: dolore fisico insopportabile e un indescrivibile dolore psicologico. Molte restano cieche, altre non riescono più a parlare o a deglutire. Faticano a respirare e non sono possibili i movimenti del capo a causa delle cicatrici. UNESCO, in collaborazione con l’Associazione Smileagain di Udine, impegnata ad aiutare, operare e reintegrare le donne acidificate, ha quindi ideato un evento artistico/culturale, avvalendosi  dell’artista marosticense


Ogni visitatore dovrà prendersi le responsabilità delle proprie azioni


domenica 29 aprile 2012

particolari del canova


Mostra di Marco Chiurato a cura del Prof. Domenico Patassini

Domenica 29 aprile 2012(dalle 10 alle 19)
Museo Civico di Bassano del Grappa















rinvia al restauro della Danzatrice con i cembali, rimasta per quasi un secolo senza braccia per una granata. Carlo Scarpa, nel restauro della Gipsoteca di Possagno, la mise al centro, come se fosse la guida delle altre danzatrici, con i suoi monconi di braccia a dare il passo e le movenze alle altre intorno. Un movimento 'potente' che creava una specie di vortice in un vuoto apparente. Così, ogni tassello bianco di quelle statue in gesso, diventava la nota di uno spartito...



particolari di danza

dei gessi distrutti
solo un poeta notò il movimento
e senza cembalo le note 

in un vortice di danza
di un torso scheggiato
ritmato da due monconi

pròtesi
di un vuoto apparente
compone ogni piccola cella
bianca
vitale
nel rigo di uno spartito.

Patax aprile 2012




   Catalogo presente in mostra


domenica 12 febbraio 2012

"CONCEPIMENTO DI UN'OPERA" di Marco Chiurato

PERFORMANCE "solo per chi riceve l'invito postale" -20 febbraio 2012 ore 24.00-Asiago
INVITO PUBBLICO- 20 Novembre 2012 Via Cesare Battisti 6, Marostica (VI)












L’arte imita la vita, qui si fa il contrario, qui si fa sul serio. Il giorno 20 febbraio 2012 la signoria vostra è invitata alla concezione. Anzi no, le signorie sono pregate di aspettare, perché il concepimento è mio, ma la realizzazione sarà vostra solo nove mesi dopo, tanto richiede la natura all’arte e tanto aggiunge al talento per essere vista e goduta da tutti. Pazientate. E abbiate fede. Vi chiedo solo 9 mesi. il giorno 20 Novembre, all’ora che non posso decidere Marco Chiurato sarà qualcosa di più e qualcosa di diverso da quello che era. In virtù dell’opera, perché non è vero che l’arte arricchisce solo il pubblico, la verità è che il primo a beneficiarne è l’artista. Sono sicuro che il giorno 20 Novembre il mondo ne risulterà cambiato.

“Chi salva una vita salva il mondo intero” dicono i rabbini, figuriamoci un mondo in cui uno crea una vita.

venerdì 3 febbraio 2012

progetto Marco Chiurato + Samuel Peron

"PROGETTO FINITO" NON ANCORA PORTATO A TERMINE

"Maniche corte o maniche lunghe?
a breve in vendita.


“Maniche corte o maniche lunghe?”
Questa domanda sembra apparentemente divertente e canzonatoria, ma non tutti sanno che, se viene pronunciata in Sierra Leone, nasconde l’orrore.
Dal ’97 quando avvenne il colpo di Stato per opera dei ribelli del Fronte Unito Rivoluzionario (RUF), questo Paese brancola alla cieca  in una guerra tra bande armate, odi tribali e una sanguinaria lotta per le straordinarie risorse di diamanti.
Una delle più barbare forme di violenza da parte dei ribelli è l’amputazione degli arti. Viene ordinato ai civili di sdraiarsi con la faccia a terra poi, a uno a uno, viene posta la terribile domanda: è la modalità per far scegliere se si vuole essere amputati ai polsi o al gomito a colpi di machete.
Questa forma di violenza, così macabra e disumana, ha ispirato l’opera di Marco Chiurato.
L’artista ha realizzato 200 angioletti, che ricordano i putti rappresentati in molte chiese e opere d’arte.
Cento di questi angioletti sono stati realizzati senza braccia e cento senza mani, il che rispecchia la doppia modalità di amputazione: ai polsi o al gomito.
Il testimonial dell’opera sarà il ballerino Samuel Peron e qui la scelta non è stata casuale: i ballerini infatti utilizzano tutti gli arti in modo esponenziale, cosa che purtroppo non potranno mai più fare le persone che hanno subito un’amputazione.
Le opere di Chiurato potranno essere acquistate e il ricavato sarà donato all’Associazione Plaza per poi essere devoluto ad un’associazione che opera in Sierra Leone nella cura e nell’assistenza dei mutilati.






"Maniche lunghe o maniche corte?" L'opzione spensierata e allegra che il boia poneva prima di procedere al taglio, esigeva la sua risposta, solo dopo ti accontentava. Nata in Sierra Leone, durante i 10 anni della guerra civile, questa formula fece la sua fortuna ed ebbe una certa celebrità perché - parafrasando Pascal -  l'orrore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Ha ragioni politiche, ha ragioni d'uso, ha ragioni che noi non conosciamo e che abitano il profondo dei nostri incubi. Marco Chiurato ci mette davanti i suoi angioletti mozzi e ci ripropone la questione: perché proviamo tanto orrore davanti a questa semplice domanda? Maniche corte o maniche lunghe. Chiurato ha ragione e fa bene a interrogarci perché si rivolge al cuore del nostro orrore, parla del boia che ci portiamo dentro e che ci accompagna. Vuoi più bene alla mamma o al papa? Preferisci morire affogato o schiantato? Vorresti essere bello e povero oppure ricco e brutto? Ogni volta che formuliamo un'opzione di questo tipo, neghiamo la libertà che la presuppone e facciamo della scelta un paradosso ghignante, in realtà evochiamo l'inferno, il nostro inferno. Al modo in cui ci confonde il bene nato dal male,  nella maniera che sentiamo quando vediamo il male nascere dal bene, la libertà di farsi tagliare le mani o, a piacere, le braccia intere, è l'orrore della libertà concessa da chi te la sta per togliere del tutto,  la maschera stravolta della nostra volontà e l'eterogenesi dei fini che ride e ci vuole folli. La facoltà di scegliere il tuo male è essenzialmente demoniaca.
 Di fronte all'orrore a cui ci rimanda Chiurato persino la morte sembra consolante, quando arriva e rassicura perché non puoi più farci niente, allora che non centri più. Maniche lunghe o maniche corte? Chiurato ci fa apparire pietosa persino la sicurezza con cui le società comminano la pena di morte, confortante quando è accompagnata da un messale, grande nella la liturgia che la celebra e fastoso quanto piu grande e sontuoso è l'omaggio alla vita che si va a togliere.
  Persino la morte industriale del secolo scorso distese l'orrore ultimo senza farsi questa domanda. Primo Levi si interrogò a lungo sul caso e il destino, scartò quest'ultimo e non chiese mai conto neanche ai kapò del male con cui l'inferno veniva a bussare chiedendo cos'era meglio per loro con:  vuoi morire uccidendo o preferisci vivere morendo? Maniche corte o maniche lunghe?
 L'orrore per essere politicamente utile non basta che sia grande, deve essere infettivo, deve propalarsi e contagiare di sé anche colui che non lo prova direttamemte. Ecco, quella semplice domanda porta con sé il seme, ha il potere del contagio e la forza di evocarlo. Il colonnello Kurz in "Cuore di tenebra" muore gridando "l'orrore, l'orrore", Conrad ne fa il prototipo dell'uomo che formulò per sé la domanda: abbruttirsi sterminando le vite dei bruti o diventare un bruto risparmiandole? Maniche
corte o maniche lunghe?

"Long sleeves or short sleeves?". The cheerful and thoughtless option that the executioner put before to proceed with the cut. He required his answer, only after he satisfied.
Born in Sierra Leone, during the 10 years of Civil War, this system made its fortune and had big celebrity because -  paraphrasing Pascal – the horror has its reasons that the reason doesn’t know. 
It has politic reasons, use reasons, it has reasons that we don’t know and that live the depth of our nightmares. Marco Chiurato puts us in front of his docked little angels and he repeats the question: Why do we feel so much horror in front of this simple question? "Long sleeves or short sleeves?". Chiurato has reason and he does well to interrogate us because he calls on the heart of our horror. He tells of the executioner that we have inside and that follows us. Do you love more you mom or your father? Do you prefer to die drowning or crashing? Would you like to be beautiful and poor or rich and ugly? Each time we put an option of this kind, we deny the freedom that requires itself and we make of our choice a grinning paradox; in fact we evoke the hell, our hell.
To the way in which the good arises from evil confuses us. In the manner that we feel when we see the evil rising from the good. The freedom of making our hands to be cut, or, as much as one likes, the whole arms. It is the horror of the conceded freedom from who is going to taking it forever, the contort mask of our will and the purposes heterogenesis that laughs and wants us crazy.
The faculty of choosing your evil is essentially demoniac.
In front of the horror to which Chiurato puts us, even the death seams us comforting. When it comes and reassures because you can’t do nothing else, when you are not part of it any more. Long sleeves or short sleeves? Chiurato shows us even pitiful the security with which the societies  inflict the death penalty, consoling when it is accompanied by a missal, big in the liturgy that celebrates it and magnificient as bigger and more sumptuous it’s the homage to the life that they are going to take.
Even the last century industrial death offered the last horror without asking this question. Primo Levi asked himself a lot of the chance and the destiny. He refused this last and he never asked the kapos about the evil with which the hell was coming asking what were better for them with: “Do you want do die killing or do you prefer live dying? Long sleeves or short sleeves?
The horror of being politically useful is not enough if it is big. It must be infective, it must spread and contaminate also who doesn’t feel it directly. Here, the simple question brings the seed, it has the power of infecting and the force to invoke it. The colonel Kurz in "Heart of Darkness" dies shouting "the horror, the horror". Conrad made him the prototype of the man who formulated for himself the question: to brutalize exterminating the lives of the brutes or to become a brute sparing them? Long sleeves or short sleeves??



Text written by Emilio Randon
Translation by Alinka Bonotto